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L' APERITIVO DI VERONA
“Lessini Durello, l’aperitivo di Verona”: è uno
slogan decisamente azzeccato, sposato da tutti i produttori di
questo vino, inventato dalla Cantina Sociale di Montecchia di Crosara.
Quest’ultima è una delle più giovani cooperative
vitivinicole del veronese (è nata infatti nel 1962), ma è anche
l’azienda con la maggiore produzione di uva durella.
I suoi soci coltivano infatti circa 280 ettari di questa varietà,
soprattutto nelle zone di alta collina. La Cantina seleziona le
uve migliori per realizzare uno dei suoi prodotti di punta: un
Lessini Durello Spumante Brut, metodo Charmat lungo (matura in
autoclave per circa 4 – 5 mesi), del quale si vendono mediamente
circa 50 mila bottiglie l’anno. Se ne potrebbe dunque commercializzare
in bottiglia una quantità molto più elevata, considerato
anche il fatto che il mercato sta dimostrando una piacevole attenzione
verso questo vino. La domanda negli ultimi anni è stata
infatti in continuo aumento, in assoluta controtendenza rispetto
ad un mercato globale con segni di pesantezza.
“Per
questo stiamo pensando a dare anche un’immagine nuova, diversa,
fresca, ad un prodotto storico e tipico del quale abbiamo disponibilità e
nel quale crediamo molto – sottolinea il direttore Andrea Bottaro – che
vorremmo proporre non solo in vendita diretta e tramite la nostra struttura
commerciale, ma rapportandoci direttamente con la Grande Distribuzione Organizzata”.
Per il Lessini Durello sarebbe decisamente un grande salto, al
quale in verità più di qualche azienda socia del
consorzio di tutela sta pensando, ma che la Cantina di Montecchia
potrebbe percorrere per prima, con una filosofia innovativa e moderna,
diversificando la produzione e sdoppiando i canali distributivi,
forte del fatto di poter disporre di una massa critica all’altezza
delle esigenze della GDO, almeno su scala regionale ma non solo.
Insomma siamo di fronte ad un’altra scommessa del Durello,
vino che fino ad una decina di anni fa sembrava addirittura stesse
per esaurire il suo millenario ciclo produttivo, inchinandosi davanti
a produzioni certo meno caratteristiche, ma di grande richiamo “mondiale”.
Per fortuna sta ora facendosi strada una clientela che contrasta
l’omogeneizzazione del gusto e che cerca i sapori di territorio
e il Durello è da questo punto di vista decisamente “saporito”.
La prima tappa, per la Cantina
di Montecchia, sarà quella
di cambiare nome alla bottiglia: “Fossili” andava bene
quando la produzione si rivolgeva principalmente al consumo locale,
ed era chiaro il legame con l’area fossilifera della vicina
Bolca. Allargando l’orizzonte c’è invece il rischio
di un fraintendimento, con un richiamo a qualcosa di vecchio, a fronte
della freschezza del prodotto. Ma la vera novità potrebbe
essere una versione frizzante, inconsueta nel contesto del Durello,
ma che potrebbe essere una piacevole alternativa in uno scenario
delle bollicine in continua evoluzione.
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