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AZIENDA AGRICOLA CECCHIN

L’ing. Renato ha chiamato la sua azienda “Casa Cecchin”, per ricordare che la famiglia e l’amicizia sono valori che vanno oltre il fatto produttivo. E quando parla di vino, ogni tanto ribadisce che anche quando non porta soldi porta lo stesso ricchezza, perché porta amicizia. E’ la filosofia di un “artigiano” dell’enologia che ha creduto nel Durello ed è orgoglioso di produrlo bene, capace di arrabbiarsi davvero quando gli dicono “ottimo questo vino: non sembra neppure Durello”.
La sua azienda, alla cui attività collabora costantemente la figlia Roberta, sommelier, sorge quasi in cima alla collina di Agugliana, sulle falde del Monte Calvarina. L’ha costruita in modo che non disturbi l’occhio e si confonda con l’ambiente: i locali aziendali sono sotto terra, sono nascosti e forniscono quella costanza di temperatura e umidità ideali per produrre vini che uniscono tecnica, amore, innovazione e assoluta tradizione.

Le sue viti di Durella (7 mila, le conosce una per una) sorgono su un terreno che considera speciale, sul lato sud e ben ventilato della collina, a 280 metri di altitudine, dove l’antico vulcano Calvarina ha lasciato i suoi cristalli di basalto e il fertile e ben drenato tufo. Oltre un trentennio fa, quando si trovò a decidere quali viti piantare, tutti gli dissero che quello era un luogo ideale per la Durella, vite antica, ma allora niente affatto di moda, nella quale egli stesso già credeva fermamente.

Renato Cecchin ha seguito il consiglio, piantando quelle viti delle quali oggi fa fiero. Produce circa 6 mila bottiglie di spumante millesimato metodo classico, che lui chiama “Nostrum”. Gli piacerebbe che questo nome, con il marchio che ha ideato e che metterebbe gratuitamente a disposizione, contraddistinguesse questa tipologia di spumanti italiani, ottenuta esclusivamente con uve autoctone. Altre 6 mila sono le bottiglie di Durello tranquillo, una tipologia un po’ in ombra, ma alla quale l’ingegnere crede fermamente. A chi dubita, ne dimostra le qualità accompagnandolo con un eccellente baccalà alla vicentina fatto in casa, in una sorta di ideale matrimonio enogastronomico che esalta la tradizione locale. Poi produce anche 3 mila bottiglie (da mezzo litro) di Durello passito, tipologia antica, trascurata negli ultimi decenni ma che sta riprendendo nuovo vigore anche per la particolarità della Durella. E’ un passito dalla grande carica di acidità, che “schiocca in bocca”, diverso dall’immagine consueta che si ha riguardo a questa tipologia di vini. Una parte lo utilizza anche come “liqueur” per rabboccare le bottiglie di spumante dopo il degorgement.

La sua produzione di Durello supera la quantità di bottiglie che commercializza e la parte rimanente viene conferita alla Cantina dei Colli Vicentini. Come dice lui stesso, però, “il Durello tira”, e senz’altro aumenterà la propria offerta, per la quale sta pensando anche a forme di commercializzazione più organizzate: questa è la sua prossima sfida.

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