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CANTINA DI MONTEFORTE D'ALPONE

“Il nostro Durello? E’ un prodotto particolare, uno spumante brut elaborato esclusivamente con il metodo tradizionale, che proponiamo con caratteristiche fresche e giovani, che produciamo a completamento della gamma dei nostri vini per testimoniare e salvaguardare una produzione locale storica e radicata, che occupa e pensiamo continuerà ad occupare le zone di alta collina”.
Per Gaetano Tobin, direttore generale della Cantina di Monteforte d’Alpone, il Durello prodotto dall’azienda è dunque soprattutto la testimonianza del forte legame con la terra e con i produttori che continuano a coltivare questa vite singolare. I quali in verità non sono molti: l’uva Durella viene infatti conferita da una trentina di soci, per un totale di circa 3 mila quintali l’anno: una nicchia molto piccola rispetto ai 600 soci complessivi e al conferito di uva annuale, che supera i 200 mila quintali.

Quella della Durella, in ogni caso, è una presenza che ha dato un reddito molto soddisfacente a chi l’ha prodotta, e continua a darlo anche ora che la produzione si sta per così dire “specializzando” come vino del territorio, soprattutto delle zone di collina medio alta. Fino ad una quindicina d’anni fa il Durello veniva infatti utilizzato prevalentemente per arricchire di acidità basi spumanti, italiane e tedesche.
Nelle case dei produttori veniva sempre prodotta la versione passita, le cui bottiglie venivano aperte come fossero un oracolo. Poi questa tipologia ha perso terreno, e lo sta recuperando solo ora, in forma diversa, dopo il rinnovo del disciplinare DOC che l’ha previsto come prodotto a Denominazione.
“Noi però non prevediamo per il momento di produrre anche passito, mentre produciamo Durello in bottiglia solo come spumante metodo classico – ribadisce Tobin – smussando l’acidità in eccesso e ammorbidendo il prodotto finale con una modica quantità di Chardonnay, talvolta anche di Pinot Nero, che però ha caratteristiche altalenanti”. La Cantina di Monteforte ne commercializza complessivamente 15 mila bottiglie l’anno, consapevole del valore “storico” che questo vino ha per l’intera vallata e immaginando ora anche vie diverse di valorizzazione. Il punto è proprio questo: trovare una formula commerciale adeguata alla natura del prodotto. Non è semplice, anche perché richiede una valutazione di lungo periodo, rispetto ad una produzione che per la Cantina di Monteforte occupa uno spazio decisamente di nicchia e la cui vendita è aumentata ma con numeri ancora piuttosto piccoli.

“In questo scenario – conclude Tobin – la nostra filosofia aziendale punta a mantenere una produzione tipica e particolare, radicata in una parte dei nostri soci, producendo un vino che esalti le “doti” spumantistiche della durella, proposto al consumatore con caratteristiche concorrenziali nel rapporto qualità – prezzo, capace di essere guardato con attenzione anche dalla Grande Distribuzione”.

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