Inorno al Lessini Durello sulle strade vicentine

Itinerario 2

 

mappaMappa del Lessini Durello Si lascia il centro di Montebello in direzione Nord verso Montorso. La prima tappa d’obbligo è rappresentata dalla cittadina di Montecchio dove ha sede la Cantina Sociale dei Colli Vicentini struttura che ha fortemente creduto nel rilancio del Durello (vedere anche itinerario 3). Si esce dall’abitato di Montecchio a nord sulla provinciale in direzione Valdagno, una breve deviazione sulla destra ci porta nel centro di Trissino.
Qui la bella cittadina è dominata da Villa Trissino-Marzotto aperta al pubblico su appuntamento. Il grande complesso riserva ampi giardini, viali, gradinate, un parco, bacini d’acqua e un belvedere, che insieme formano un complesso di intenso impatto paesaggistico. La villa vera e propria sorge sull’area dell’antico castello e fu ampliata nel corso del Settecento secondo il gusto dell’epoca.

portone villaRitornando sulla provinciale arriviamo alla vicina Castelgomberto e incontriamo ancora due delle numerose ville che costellano il Vicentino e richiamano il turismo colto: la Barbaran e la Piovene – Da Schio, quest’ultima attribuita al Pizzoccaro è caratterizzata da interessanti sculture in facciata ed affreschi del Tiepolo all’interno. In stagione la piccola località conserva la tradizione del parsuto con l’ossocolo,mentre nelle trattorie, in paese e nei dintorni, sopravvive il rituale dello spiedo e gli amatori, vi ricercano,passandosi parola, la più classica polenta e osei. Non mancano, se si è fortunati, le preparazioni con il tartufo nero della varietà Melanosporum.

Da Castelgomberto attraverso Priabona, che ha dto il nome ad un’area geologica, il Priaboniano, appunto, seguendo una strada panoramica in direzione Malo arriviamo a Monte di Malo, dove il Durello viene chiamato vin rabioso, con evidente richiamo al suo piglio anche aggressivo.

scalinataQui in località Gecchelina, oltre all’antica villa, richiamano la nostra attenzione una colombara ed un palazzo con giardinetti e terrazza, mentre in località Santa Lucia è ancora visibile la contrada medioevale. I cultori della speleologia conoscono assai bene questa zona: c’è infatti, il Buso delle Rane, forse la più grande grotta naturale d’Europa.

Ci addentriamo, ormai, nella Valleogra e il panorama viticolo caratterizzato dalle storiche alberate si fa più articolato. Oltre al Durello rinveniamo, ancora numerosi, vitigni di vecchia tradizione, come la Negrara, la Cavrara e la Senese, e un’ampia presenza di Ibridi, assieme al Sauvignon e al Trebbiano.

A Malo, oltre alla visita del settecentesco Santuario di S. Maria Liberatrice, ci permetteremo una breve digressione per il piccolo shopping che sempre accompagna queste escursioni. Nel nostro caso si tratterà di grappe, fragolino e quaglie e, per non dimenticare l’occasione che qui ci conduce, il Durello. Un’antica loggia e la chiesetta romanica di San Bernardino basteranno a soddisfare le ragioni dello spirito.

DurellaE’ d’uopo, a questo punto, soffermarci sul capoluogo economico e civile della Valleogra, cioè Schio.
Un tempo le sue colline erano celebrate per i vigneti e per gli agnelli preziosi, in grado di rivaleggiare con i ben più conosciuti scozzesi. In anni recenti la gastronomia scledense ed in genere della Valle è stata oggetto di un rilancio, in particolare per l’opera innamorata dell’avvocato Dall’Igna, che dei gargati col consiero ha fatto un luogo della memoria, prima ancora che un piatto appettitoso, di cui ogni trattoria come ogni famiglia custodisce una gelosa variante. Né dimenticheremo i biscotti locali, noti col nome di pandoli, o il Gerolimetto, il liquore tipico del Monte Sommano.

Ma Schio riserva anche attrattive storiche e monumentali.
Inizieremo, insolitamente,da un’opera tutto sommato recente per le ragioni che appariranno subito evidenti. Ci riferiamo al monumento al tessitore, che per gli scledensi è semplicemente l’ Omo. Scolpito nel 1879 da Giulio Monteverde, è al tempo stesso il simbolo della Città, dell’operosità delle sue maestranze e del paternalismo paleocapitalistico di Alessandro Rossi, alcuni motti del quale sono incisi sul basamento. Schio, infatti, è centro di antica produzione laniera e fu tra i più tempestivi ad avviarsi sulle vie della Rivoluzione Industriale; la Fabbrica Alta, ovvero il primitivo stabilimento del Lanificio Rossi, è divenuto un punto di riferimento per gli studiosi dell’archeologia industriale, anche fuori del nostro Paese.

passaggioTornando a più usuali mete artistiche e paesaggistiche, raccomandiamo Palazzo Toaldi-Capra, costruito nel 1799 su progetto di Carlo Barrera, il Duomo di San Pietro, in stile neoclassico, l’ex ospedale Baratto e la casa dei Canarini, un tempo affrescata. Il nome indicava i soldati della "Milizia di Pie di monte", costituita per difendere i confini con il Tirolo, che, indossando una divisa gialla bordata di rosso, non potevano sfuggire all’arguta ironia popolare, che così li consegnò alla storia. Il restauro recente è stato piuttosto maldestro. Non vanno poi trascurate la zona del Castello, la chiesetta di San Rocco con la sua bella scalinata, il Convento dei Cappuccini e a pochi chilometri dalla Città in località Aste, la chiesetta romanica di San Martino.

paesaggioDa Schio il confine della zona di produzione e quindi anche il nostro itinerario prosegue lasciando la Val Leogra in direzione Magrè verso il Passo Zovo. Il paesaggio si fa più suggestivo caratterizzato da macchie di conifere, querce e betulle. Si scende quindi verso la Valle dell’Agno in località Novale tra splendidi panorami e qualche rara pianta di durella maritata ai gelsi.

La strada piega a sud verso Valdagno centro operoso- industriale della valle e Cornedo Vicentino. Cornedo è situato sui colli a sinistra dell’Agno. I dintorni sono ideali per tranquille passeggiate mentre in centro troviamo la settecentesche villa Veronica e villa Trissino con il suo splendido parco.

Da qui il nostro itinerario prosegue sulla panoramica strada della Selva che si inerpica sui colli lasciando la valle dell’Agno e puntando verso l’ultima valle in provincia di Vicenza la Valle del Chiampo.Qui la gastronomia locale si esprime al meglio con polenta e "cornioi" visto che in zona si trovano allevamenti di lumache.

Chiampo è cittadina attiva soprattutto nella lavorazione della pietra anche di origine locale. Un santuario dedicato alla Madonna richiama nei giorni festivi tantissimi fedeli attirati anche dalla raccolta dei fossili esposta nell’attiguo museo. Da qui possiamo scendere verso il cuore della Doc puntando verso Arzignano e Montebello oppure attraversare il confine della provincia affrontando l’ennesima salita in direzione Vestenanova-Bolca (Itinerario 1 e 3)

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