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Sulle Strade del Lessini Durello
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Nel cuore del Lessini Durello

 

Nel cuore del Lessini Durello
Itinerario 3

Mappa del Lessini DurelloIl nostro cammino nasce sotto i migliori auspici, prendendo le mosse dalla villa Cordellina di Montecchio Maggiore.
La volle il giureconsulto Carlo Cordellina ed i lavori si protrassero dal 1735 al 1760: per essa l’architetto Giorgio Massari si ispirò dichiaratamente a moduli palladiani. Nel rispetto dei canoni della villa veneta di campagna, particolare attenzione fu dedicata ai rustici ed al giardino, impreziosito da gruppi scultorei. La villa, caduta in abbandono dopo complesse traversie, avrebbe fatto con ogni probabilità la fine di tante altre definitivamente rovinate, se non avesse toccato la sensibilità dell’industriale Lombardi, che si accollò il pesante onere del suo accurato restauro.

Villa CordellinaIl complesso architettonico non esaurisce i motivi di interesse: Giovan Battista Tiepolo, infatti, vi eseguì nell’autunno del 1743 un ciclo di affreschi ispirandosi ai fasti di Scipione l’Africano e di Alessandro Magno.
Di qui ci arrampichiamo lungo un’erta ripida sino ai Castelli che Luigi Da Porto scelse per ambientarvi la novella dell’amore infelice di Giulietta e Romeo, "per cui tanto piansero i cuori gentili e i poeti cantarono", come recita la lapide murata in via Cappello a Verona sulla presunta Casa di Giulietta. Fu William Shakespeare, che con il Romeo and Juliet riprese la vicenda, a consegnarla alla lettura mondiale, ma già Matteo Bandello narrò delle fiere lotte di Montecchi e Capuleti. Il poeta crepuscolare veronese Berto Barbarani, da ultimo, ormai già nel nostro secolo, in una sorta di circolarità che riporta a questa terra veneta rivestì i dialoghi dei due amanti di versi vernacoli, purtroppo assai poco conosciuti.

Dalla creazione letteraria alla storia. I Castelli di Montecchio risalgono al 1300; voluti dagli Scaligeri, signori di Verona e Vicenza a difesa del vasto territorio fra la vallata del Chiampo e dell’Agno e la pianura, sono l’immagine, che il ricordo dei turisti associa abitualmente alla cittadina.
Delle due costruzioni la prima, il Castello della Villa, è conosciuto come il Castello di Romeo Montecchi. Ne sono stati ricostruiti i muri perimetrali e la parte superiore della grande torre. D’estate è utilizzato anche per fare teatro all’aperto. Sorge a nord-ovest e dista circa trecento metri dal secondo, il Castello della Bella Guardia, che avrebbe ospitato Giulietta Capuleti. Ricostruito per una buona metà, ospita una simpatica terrazza da cui si ammira un panorama vastissimo che va dai Lessini ai Berici e, nelle giornate limpide, si può scorgere il profilo degli Appennini Modenesi. Nelle rinnovate sale ospita anche un ristorante che ripropone in chiave moderna i piatti delle tradizione.

Da Montecchio proseguiamo verso nord e prendiamo una deviazione sulla detra per il centro di Arzignano che è un po’ il cuore geografico della zona di produzione.
Centro produttivo di grande rilievo prima per l’industria tessile e successivamente per quella conciaria conserva sulla sommità del colle un antico castello. Di notevole interesse la settecentesca villa Matterello e altre ville patrizie che testimoniano l’antica e moderna ricchezza del territorio.

Da Arzignano scendiamo verso sud ed arriviamo a Montorso. Qui ci accoglie Villa Da Porto una delle dimore signorili di più forte impatto scenografico del Vicentino per lungo tempo in stato di abbandono, si spera ora che l’avvio dell’opera di restauro iniziato con il solo corpo centrale possa permettere il totale recupero del palazzo. Villa Da porto reca la firma dell’unico architetto straniero operante nel seicento in territorio vicentino: lo Charrette, "architecte et geographe du Roy".

Si estende su due piani imponenti per l’eccezionale altezza e sopravvissuta alla decadenza della Serenissima, iniziò il suo calvario con la prima Guerra Mondiale, allorché vi furono ospitate le truppe italiane, inglesi ed americane, le quali fecero scempio delle imposte e delle scale in legno, che furono divelte e bruciate. La rovina si aggravò quando la proprietà della villa fu divisa, poiché ogni proprietario ha compromesso per la sua parte la continuità tra la villa ed i rustici. Anche i quadri e il soffitto furono smontati e venduti verso il 1920. Ora, finalmente, come già accennavamo, un comitato sta cercando di riportare la bella villa all’antico splendore, con una paziente opera di restauro.

Sempre a Montorso merita una citazione un edificio molto antico, rinnovato nella seconda metà del Cinquecento, che è comunemente chiamato Canonica, interessante per il cortile, con una scaletta esterna ed una formella in terracotta dipinta di origine gotica raffigurante il Cristo.

Proseguendo in direzione di Montebello numerose case incorporano le caratteristiche colombare, antiche torri per la sorveglianza del territorio, dove un tempo erano capillarmente diffuse. La denominazione del paese risale alla latinità: Mons Bellus starebbe per monte delizioso, incantevole, anche se qualche storico richiama piuttosto l’etimo bellum, nel senso di battaglia, guerra. Conteso tra Vicenza e Verona durante il dominio dell’imperatore Lotario I, rappresentò per tutto il Medio Evo un baluardo a difesa dello stesso capoluogo berico.
Il castello, che ancora sorge sulla sommità del colle sovrastante le contrade Roma e Trento, fu eretto dopo il Mille. Le sue mura, oggi in parte diroccate e ricoperte d’edera, racchiudono uno spazio che si articola in tre aree, corrispondenti al altrettanti cortili. L’entrata, da cui si accede attraverso una comoda strada fiancheggiata da cipressi, è posta tra levante e mezzogiorno e risale all’epoca scaligera.
Quanto rimane dell’antico complesso fortificato è il risultato di interventi diversamente dislocati nel tempo: la parte ad ovest del mastio, e presumibilmente tutta la parte inferiore del corpo principale, risalgono al XII secolo, mentre il resto è ancora una volta scaligero.
Il settore centrale dell’edificio, invece, adibito ad uso residenziale, fu radicalmente ristrutturato e notevolmente ampliato nella seconda metà dell’Ottocento e successivamente negli anni Trenta.

Sempre a Montebello ritroviamo alcune dimore signorili di qualche interesse. Villa Freschi ospitò la regina di Polonia nel 1699 in transito verso Roma, così come Napoleone Bonaparte ed Eugenio Beauharnais nel corso della Campagna d’Italia. Villa Zonin, costruita nel 1707 dal conte Cristoforo Valmarana ed ampiamente rimaneggiata nel 1850 con modifiche che non hanno, però snaturato la facciata che guarda sul giardino, ospita nelle adiacenze un fabbricato con Arcate bugnate nel quale, negli anni della Serenissima, alloggiarono i cavalleggeri veneziani. Ricordiamo, inoltre, villa Miari, villa Capra e il cosiddetto Castelletto.

Saliamo ora all’ameno grumo di case noto come la Selva, ancora in tenimento di Montebello, circondato da una verde chiostra di colline festonate di viti.
A Selva troviamo sia ristoranti che sanno valorizzare nel giusto modo i piatti tipici della gastronomia contadina che alcune tra le migliori aziende per la produzione di Gambellara e Vin Santo. Tra queste l’azienda agricola Cecchin si distingue per la proposta di un Lessini Durello metodo classico di valore assoluto.

Da Selva imboccando una strada panoramica, tocchiamo la località di Agugliana , i cui statuti medioevali attestano un’antica presenza di vitigni significativi per ricostruire l’ampelografia storica del territorio vicentino.

Da Agugliana lasciamo la provincia di Vicenza salendo tra macchie di bosco verso Santa Margherita, già territorio veronese, per poi arrivare a Roncà. Questo centro è forse il comune più importante per la coltivazione del Durello. Troviamo testimonianze storiche della sua presenza in zona fin dalla seconda metà del ‘700. Molto interessante il Museo dei fossili ed il percorso naturalistico approntato recentemente in Val Nera. In comune di Roncà troviamo due aziende vitivinicole di notevole inteesse. L’azienda Fongaro che in alta collina si è specializzata nella produzione di un Lessini Durello metodo classico di rara intensità e, l’azienda agricola Marcato una realtà produttiva estremamente vitale che propone accanto al Durello spumante in due versioni, classico ed a lunga rifermentazione in autoclave, anche un Durello fermo ed una serie di altri vini estremamente interessanti provenienti dai migliori crù del Soave e dei Monti Berici.

Seguendo via Duello da Roncà arriviamo a Montecchia di Corsara centro tra i più importanti per la produzione di vino e di ciliegie.
Di Montecchia si trova una prima citazione in un documento risalente al X secolo. Diventa proprietà del vescovo di Vicenza, il quale la cede ai Maltraverso intorno al Mille; dal 1147 il paese diventa territorio veronese. Si succedono le signorie degli Scaligeri, dei Visconti e della Serenissima, la quale nel 1439 sconfigge in località Bastia le truppe milanesi di Niccolò Piccinino. Di notevole interesse la chiesetta romanica di S. Salvatore in loc. Castello con affreschi e cripta.

La Cantina sociale di Montecchia di Crosara è la realtà più importante in assoluto per la produzione del Lessini Durello. Il fornito spaccio aziendale permette al visitatore però anche l’acquisto sia di ottimi Soave che di eccellenti Valpolicella nonché vini prodotti con vitigni di più recente insediamento nell’altra valle d’Alpone come lo Chardonnay, il Sauvignon ed alcuni rossi di grande spessore.

Qui siamo veramente nel cuore produttivo della zona del Lessini Durello ma il visitatore è invitato a proseguire questo itinerario ancora verso nord risalendo la valle dell’Alpone fino a San Giovanni Ilarione vivace paese che accanto alle tradizionali coltivazioni agricole di uva, ciliegie e castagne ha scoperto una più recente vocazione nella lavorazione del cuoio.

La strada continua passando il centro di Vestenanova fino ad arrivare a Bolca centro conosciuto in tutto il mondo per i suoi fossili. L’attuale sistema orografico dell’area di Bolca emerge circa 50 milioni di anni fa, Eocene medio-inferiore, da un mare poco profondo racchiuso da un atollo corallino. Restano fossilizzati nei diversi livelli rocciosi gli esseri marini precedentemente morti per asfissia a causa di un abnorme sviluppo di plancton. Bolca è quindi famosa per i prestigiosi reperti fossili che arricchiscono tutti i maggiori musei di scienze naturali; il Museo, che ben narra la storia del luogo, è aperto da marzo a ottobre con il seguente orario: 9-13 e 14-18,30, mentre da novembre a febbraio 10-12 e 14-17 (telefono 045-6565088).

Qui dove è stata scoperta una delle prime ampelidee fossili antenata della vitis vinifera si chiude il nostro itinerario nel cuore del Lessini Durello, un vino che il visitatore attento saprà ora apprezzare meglio in tutta la sua originale personalità.

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