Il Lessini Durello fra tradizione e rinnovamento

di Sebastiano Carron

 

Sebastiano CarronLa sua freschezza spumeggiante è di quelle accattivanti e piacevoli, capace di soddisfare palati esigenti e di accompagnarsi anche pietanze corpose. Ma al Lessini Durello D.O.C. questo evidentemente non basta, e i produttori aderenti all'omonimo Consorzio di Tutela sono ben decisi a percorrere strade nuove per dare nuova fama e ulteriore lustro al loro tradizionale vino e in generale all'area che comprende la Denominazione d'Origine Controllata.

La ricerca che le aziende vinicole interessate hanno intrapreso non ha nulla a che vedere - intendiamoci - con la negazione di un passato di grande prestigio, quando l'uva Durella dalla quale l'attuale vino D.O.C. si ricava era diffusa su un areale assai più vasto dell'attuale ed era estremamente apprezzata perché coltivabile con successo anche in alta collina e in montagna e per la capacità di fornire una bevanda alimentare di elevata durabilità.

Diciamo piuttosto che i tempi cambiano, che mutano gli orientamenti dei consumatori, che di fronte ad un mercato potenzialmente mondiale non ci si può sedere sugli allori, ma occorre saper affrontare le nuove evenienze. Del resto il vino, nettare dal passato antichissimo, non è mai stato eguale a sé stesso, si è anzi evoluto con l'evoluzione della società, segno non di opportunismo quanto piuttosto di grande vitalità e di eterna giovinezza.

Se poi il nuovo che avanza può affondare le proprie radici in una storia secolare e in un territorio che pare un affresco del Mantegna, meglio ancora, perché in campo enologico la tradizione ha un suo peso essenziale, che fa la differenza con gli ultimi arrivati. Ed è proprio sulla scorta di tali considerazioni che i sei soci del Consorzio (l'Azienda agricola Cecchin Renato di Montebello Vicentino, l'Azienda Agricola Fongaro di Roncà, Azienda agricola Marcato di Marcato Giovanni pure di Roncà, la Cantina Sociale dei Colli Vicentini Montecchio Maggiore, la Cantina Sociale di Montecchìa di Crosara e la Cantina Sociale di Monteforte d'Alpone) hanno cominciato a interrogarsi su come garantire nuova linfa ai loro vini.

Il loro punto di riferimento resta sempre il Lessini Durello, che si produce a Denominazione d'Origine Controllata in una zona che comprende i comuni veronesi di Badia Calavena, Cazzano di Tramigna, Montecchìa di Crosara, Roncà, San Giovanni Ilarione, Tregnago e Vestenanova, e quelli vicentini di Arzignano, Brogliano, Castelgomberto, Chiampo, Cornedo, Costabissara, Gambellara, Gambugliano, Isola Vicentina, Malo, Marano Vicentino, Monte di Malo, Montebello, Montecchio Maggiore, Montorso, Nogarole Vicentino, San Vito di Leguzzano, Schio, Trissino e Zermeghedo.

panoramaE' un'area dalla multiforme morfologia, collocata in prevalenza nella provincia berica, anche se la maggior parte della produzione si ottiene in quella scaligera. Il Lessini Durello presenta caratteristiche assolutamente straordinarie; si ricava infatti da un'uva a bacca bianca (probabilmente tra le più antiche del Veneto, se è vero che la sua antenata era la "Durasena" citata già nel 1292) la cui peculiare prerogativa è l'elevatissima acidità naturale.

Questa deriva proprio dalla pianta e non dal terreno, che anzi è prevalentemente alcalino, e conferisce all'uva e al vino che se ne trae un gusto assolutamente singolare e la particolarità di essere una eccellente base per la spumantistica. In effetti, ciò che si ricava da questa rigogliosa vite prende assai sovente le strade del mondo, per arricchire spumanti magari famosi ma che non possono contare in loco su caratteristiche altrettanto valide per ottenere il meglio nella tipologia dei vini con le bollicine. Tale acidità conferisce al prodotto finale quella stabilità e quella durabilità che non sempre le viene dal grado alcolico.


Per contro, proprio l'acidità naturale vuole la sua contropartita nei confronti di un consumatore che oggi dimostra di preferire vini più morbidi, gusti vellutati, meno decisi di quelli del Lessini - Durello D.O.C.. Il quale si presenta di un bel colore giallo paglierino, con un profumo delicato (fruttato nella versione spumante, che acquista anche splendidi riflessi verdognoli), asciutto, di corpo e inconfondibile al palato. Il prodotto spumantizzato e quello con la menzione "Superiore" si ricavano da uve selezionate dalle quali si ottiene una più elevata gradazione alcolica naturale.

Una delle sue proposte migliori, senza tema di smentita, è quella spumante a fermentazione in bottiglia, secondo l'antico metodo che sarebbe stato usato per la prima volta in Francia, benchè recenti ricerche d'archivio sostengano che proprio nel vicentino (sarà un caso?) si produceva già da prima un vino con metodologie analoghe a quelle perfezionate dal pio abate Dom Perignon. Quando trovate questo spumante (ma non trascurate l'"altro", mi raccomando), stappatelo con gioia, perché vi imbatterete in un vino dalle caratteristiche assolutamente giovanili, simpatiche ed esaltanti.

Ma torniamo ai gusti del moderno consumatore, che è poi quello che davvero fa il mercato. Di fronte a questo pur prezioso prodotto, certamente da far conoscere e valorizzare maggiormente, egli tende oggi a orientarsi verso spumanti più conosciuti e verso vini più facili, che potremmo definire "ad ampio spettro". Per tale motivo l'attuale produzione di Lessini Durello D.O.C. è limitata a circa 130 mila bottiglie l'anno: non è un grande numero, che possa fare da solo un bilancio soddisfacente. Cantine sociali e Aziende Agricole ne sono ben consapevoli e da qualche lustro hanno iniziato a piantare in questa zona viti diverse, "moderne", con risultati peraltro apprezzabilissimi, che derivano da una elevata professionalità e dalla vocazione del territorio. A fianco della Durella si trovano dunque vigneti di Pinot (nelle sua diverse accezioni), Chardonnay, Cabernet e Merlot.

cantinaDove sta il problema? L'attuale D.O.C. si fonda esclusivamente sul Durello, lavorato pressoché in purezza salvo l'utilizzo di modiche quantità di altre uve presenti nei vigneti. I "nuovi" e ottimi vini non godono della dignità della Denominazione d'Origine Controllata, sentita dal consumatore come qualcosa di più di una sigla e percepita come simbolo di distinzione. Si punta dunque ad un aggiornamento del disciplinare che comprenda anche le produzioni più recenti, da affiancare al vino antico. Si tratta di un problema solo apparentemente semplice. Anzitutto perché cadrebbe automaticamente la D.O.C. Lessini Durello, che può esistere solo in quanto fa riferimento ad un unico tipo di uva.

Bisognerebbe quindi pensare ad una D.O.C. dal nome diverso, riferito esclusivamente al territorio (Lessini, ad esempio, benché forse i vicentini possano ritenere questo toponimo troppo veronese), con il rischio però di togliere lustro alla tradizione locale. Poi si può ipotizzare una produzione che si innesti sulla scia della valenza spumantistica del Durello (non è certo un caso la presenza di Pinot Nero, Grigio e Bianco e di Chardonnay) ricomponendo una produzione che possa essere ricondotta allo spumante metodo classico. E' certamente una bella idea, che ha pure qualche esempio esistente in loco. Infine, perché non comprendere nella futura D.O.C. dei vini rossi, che qui danno risultati tutt'altro che disdicevoli e che anzi potrebbero esaltare caratteristiche non reperibili altrove?

Il discorso, come si vede, è vasto ma ormai aperto e avviato; e ogni utile suggerimento sarà ben gradito e da approfondire. Naturalmente davanti a qualche generoso calice di Lessini - Durello D.O.C..

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