Il vino Lessini Durello è stato riconosciuto con la denominazione di origine controllata con il DPR del 25.06.87, entrato in vigore dopo la pubblicazione sulla G.U. il 09.01.1988. Dopo 10 anni di "denominazione" abbiamo riunito produttori dei Lessini Durello sotto lunica bandiera del Consorzio di Tutela.
CENNI STORICI
La zona dove si coltiva il vitigno Durello ha unantica storia viticola in quanto proprio nel comune di Vestenanova , a Bolca nellalta valle dellAlpone , si sono ritrovate le prime ampelidee fossili che si considerano le antenate delle attuali viti.
Per quanto riguarda le origini del vitigno si segnala, come già in precedenza accennato, che già nello statuto della Comunità di Costozza, nel 1292, si menzionò unitamente alla varadua, alla drumasta ed alla sclava, la durasena cha si ritiene lattuale Durello.
Il Durello secondo alcuni studiosi, non è altro che lantico "occhio di pernice" già nominato da Aureliano Acanti nel suo ditirambo "Il Roccolo" fin dal 1754. Il Maccà nella sua " storia del territorio vicentino" confermò quanto già scrisse lAcanti. Invece secondo Heman Goethe (1876) il Durello sarebbe il sinonimo di "nosiola" ma tale identità è contestata da altri autori.
Il Rovasenda (1877) citò l "occhio bianco" dei colli di Conegliano come sinonimo di "Durello" ma ciò non ha trovato altre conferme.
Il Conte Giulio da Schio nel suo volumetto 2 Enologia e viticoltura della provincia di Vicenza" (1905) affermò che sulle colline di Arzignano il Durello era il più diffuso e che lo stesso dava "uve zuccherine". Il Perz, nella sua monografi apparsa allinizio del secolo sullampia raccolta di documentazioni del Soriani Moretti, indico che la "Durella" o "durola bianca" era coltivata a Roncà ed in altri comuni e che tale vitigno si era diffuso nellestremo lembo orientale della provincia veronese (in particolare nella zona di Roncà) provenendo, con tutta probabilità, dallattiguo territorio di Arzignano (in provincia di Vicenza).
Il Molon nella sua "Ampelografia" (Hoepli, 1916) descrisse ancora la Durella col nome di "nosiola" mentre il Marzotto nela sua pubblicazione "Uve da vino" (1925) indica, come sinonimi della "Durella bianca" la "Durella di Chiampo" e la "Durella di Arzignano" segnalando che questultima venne anche erroneamente designata come "nosiola". Secondo questo autore "la Durella dà uva molto ricercata per il taglio di uve grasse di pianura contenendo lacido tannico necessario a chiarire ed a dare vivacità ai vini deboli e ricchi di mucillagini". Inoltre sempre secondo Marzotto l "uva Durella" può ben maturare su terreni ben esposti ed asciutti, anche di piano, dando un vino buono, limpido, secco, di sapore dolce-acidulo che migliora molto con linvecchiamento ed è molto serbevole".
Dilani nella sua memoria "zona del Bianco e del Rosso dei Colli Berici", in accordo con altri sperimentatori, segnalò che la coltivazione della "Durella" in pianura si doveva assolutamente proscrivere mentre era da adottare nelle zone collinari e particolarmente in quelle con terreni di origine vulcanica.
Infune nella pubblicazione del 1960 "Vitigni da Vino", del Ministero Agricoltura e Foreste, Cosmo e Polsinelli identificano la Durella con "rabiosa" delle colline asolane nonché con la "cagnina" delle parti più elevate delle colline a ponente di Schio, che però non avrebbe nulla a che fare con la "cagnina romagnola" anche perché questultima è a frutto nero.
Il vino Durello, nei primi decenni di questo secolo si vinificava con macerazione delle parti solide e quindi oltre che acidulo, (aspro), si presentava, intensamente colorato e tannico (astringente). Tale prodotto , alquanto rustico, si prestava molto bene, secondo la richiesta di quel tempo, di consumarsi allungato con acqua, oppure di utilizzarsi come vino da taglio, per aumentare il tenore acido di altri vini.
Verso gli anni sessanta si passò decisamente alla vinificazione "in bianco", ottenendo un prodotto-base molto gradevole ed ottimale per la preparazione dello spumante.
Le prime aziende produttrici di "durello spumante" apparvero infatti verso la fine di questo decennio.
Lapprovazione della denominazione di origine controllata, che ha avuto un lungo e tormentato curriculum, si è avuta solamente con il D.P.R. 25/06/87.
ZONA DI PRODUZIONE
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La zona di produzione del "Lessini Durello" si estende in provincia di Verona ed in quella di Vicenza.
Le uve destinate alla produzione dei vin "Lessini" o "Monti Lessini" devono essere prodotte nella zona che comprende i terreni collinari idonei dei monti Lessini in provincia di Verona: lintero territorio dei comuni di: Vestenanova, San Giovanni Ilarione e parte del territorio dei comuni di: Montecchia di Corsara, Roncà, Cazzano di Tramigna, Tregnago, Badia Calavena.
Provincia di Vicenza: lintero territorio dei comuni di Arzignano, Castelgomberto, Chiampo, Brogliano, Gambugliano, Trissino e parte del territorio dei comuni di Cornedo, Costabissara, Gambellara, Isola Vicentina, Malo, Marano Vicentino, Monte di Malo, Montebello Vicentino, Montecchio Maggiore, Montorso Vicentino, Nogarole Vicentino, San Vito di Leguzzano, Schio, Zermeghedo.
Il terreno collinare, destinato alla viticoltura specializzata, è molto vario, da sabbioso al compatto, più o meno ricco di scheletro. Il Ph è lievemente alcalino o tendente al neutro. Geologicamente il suolo è di origine vulcanica con tufi basaltici.
Il clima è temperato umido ad estate piuttosto calda ma complessivamente mite con inverni non troppo rigidi.
Le precipitazioni si aggirano sui 950-1060 mm di pioggia annui. Il mese maggiormente piovoso, nelle grandi medie decennali, si è rilevato quello di maggio (con 10-12 giornate piovose) con una novantina di mm di pioggia. (da Viti e Vini di Verona di Lamberto Paronetto)
IL DISCIPLINARE
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La zona di produzione del Lessini Durello è una zona molta ampia, totalmente collinare, formata principalmente da terreni di origine vulcanica, gli stessi che 50 milioni di anni fa anno imprigionato al loro interno ogni forma di vita e che e che il passar del tempo ci ha restituito nella loro forma fossile che oggi avremo modo di ammirare nella magnifica sede di questo museo.
Il Consorzio dei Lessini Durello rappresenta 381 dei circa 600 iscritti agli albi dei vigneti delle province di VR e VI ed una superficie coltivata di Ha 460 sui 530 complessivi.
Ha quindi tutti i numeri in regola per rappresentare la produzione duva, per chiedere laffidamento dellincarico di controllo e per rappresentare la produzione di vino dato che le aziende vinificatrici ed imbottigliatrici sono rappresentate per la quasi totalità.
Tra gli obbiettivi che il Consorzio si è dotato vi è innanzitutto quello di verificare la situazione in cui siamo oggi, verificare cioè se la realtà socioeconomica della produzione del consumo ed il disciplinare di produzione siano sullo stesso asse, se la produzione sia adatta per andare incontro al mercato o se questo rapporto sia migliorabile.
Noi pensiamo che questo genere di verifiche si debbano costantemente fare poiché siamo consci della velocità di evoluzione dei gusti e delle mode ma sappiamo anche che operiamo con un prodotto, il vino, che deriva da una pianta a ciclo vitale lungo e non certamente adatta a seguire la moda pret-a-porter.
Fatta questa premessa, i produttori, gli unificatori e gli imbottigliatori di Lessini Durello si sono già resi conto che il disciplinare di produzione è un vestito in questo momento un po stretto sia per il vino Durello in sé che per la zona di produzione investita dal disciplinare.
Il disciplinare in questione ha ufficialmente quasi 11 anni ma, in realtà nella sua fase istruttoria ha avuto un iter lungo e travagliato, per cui, di fatto, si può datarlo con almeno una ventina danni.
Scorrendolo rapidamente levidenza che più stride sono i valori analitici riguardanti lacidità totale che fanno si che un vino tranquillo con 7 per mille sia da considerarsi molto difficile da bere e che uno spumante con 8 per mille debba quasi uscire dalla categoria dei brut per andare incontro al gusto del consumatore (le dovute eccezioni vanno fatte a riguardo del gusto dellestimatore che lo può apprezzare proprio per queste sue caratteristiche).
In questi anni è cambiato non solo il gusto del consumatore ma sono intervenuti cambiamenti, a volte anche sostanziali, sul clima, sul modo di potare, di concimare e di coltivare la vite, è cambiato anche linsieme delle varietà coltivate è cambiato il modo di lavorare in cantina e la somma di tutti questi piccoli cambiamenti ci mette nelle condizioni oggi di poter offrire ai consumatori anche dei prodotti che possono essere, se vogliamo, lontani dallidea del Durello di 20 anni fa ma possono essere senza dubbio frutto ed immagine di una realtà locale ed adatti al gusto di maggior numero di possibili consumatori.
Analizzando per prima levoluzione che si è avuta nel territorio e quindi nel vigneto: inizialmente, e cioè fino a circa ventanni fa, il vigneto "Durello" era composto esclusivamente di viti Durelle, allevate in modo molto rigoglioso, secondo i luoghi comuni dellepoca ed il risultato era un vino non molto alcolico, tannico e con acidità totali molto elevate (non era raro superare i 12 per mille) dovuta ad una massiccia presenza di acido malico.
Da allora, cioè da una ventina di anni a questa parte, i vecchi vigneti non sono stati più sostituiti totalmente da altri di uva Durella ma, in maniera progressiva sono comparsi altri vitigni: si è iniziato con lo Chardonnay ed il Pinot bianco per poi proseguire con impianti di Pinot nero e grigio e più recentemente anche Merlot e Cabernet e Sauvignon.
Ne primi anni il Pinot nero, il Pinot bianco e lo Chardonnay servivano da completamento, nelle qualità previste dal disciplinare di produzione, per la cuveè del Lessini Durello, li passare del tempo e lavvenimento dei cambiamenti sullecosistema e sulle tecniche colturali ha portato ad una possibile differenziazione dei vini: il Durello nasceva naturalmente più morbido e meno sgarbato e le altre varietà uva sono state allevate anche in vista di dare vini diversi.
Levoluzione del "vigneto" della zona dei Lessini Durello è oggi questa: a fianco di vigneti di uva Durella vi sono realtà di vigneti di Pinot nero e Chardonnay che ottimamente si prestano ad entrare in cuveè di spumanti "nobili" ed altri vigneti di Pinot bianco, di Pinot grigio, di Chardonnay, di carnet, di merlot che dopo alcuni anni d vinificazioni e di verifiche sul mercato, possiamo tranquillamente definire idonei alla produzione di vini di struttura e personalità tali da poter affrontare il mercato e la concorrenza internazionale.
Dal punto di vista commerciale, il Lessini Durello DOC viene esaltato come tale, e quindi con una propria etichetta che lo identifica, solo in quantità minima rispetto al volume totale delluva vinificata. Questa quantità, definibile in circa 130.000 bottiglie/anno è quasi totalmente destinata alla versione spumante, sia da fermentazione in bottiglia che da fermentazione in autoclave. Piccole partite vengono commercializzate come vino tranquillo o leggermente vivace. La tradizione locale riserva poi un piccolo spazio anche ad un Durello passito.
La maggior parte del vino prodotto dalla vinificazone delluva Durella a DOC è destinato ad andare a comporre le cuveè di altri spumanti, siano essi nazionali che esteri. Fin da ora quindi il Lessini Durello DOC non ha avuto il modo, la possibilità o le condizioni per poter vivere una "vita autonoma" in quanto dipende dalle necessità di altri vini di avere un "correttivo".
Questa situazione, che nel corso degli anni ha anche dato soddisfazioni economiche ai produttori, non è comunque lideale per progettare e pensare al futuro.
Per una più completa analisi della situazione è doveroso uno sguardo dinsieme nellottica di quella che dovrebbe essere la nuova OCM del settore vitivinicolo.
Stiamo parlando di una zona, totalmente collinare che si sviluppa complessivamente su unarea di circa 20.000 ha che vanno dalla val dIllasi alla valle dellAgno, sino ad unaltitudine di oltre 500 metri.
La coltivazione della vite è, per questa zona, lunico prodotto agricolo che nonostante le difficoltà dovute alla conformazione del terreno, può far si che lagricoltura non venga abbandonata, che i giovani scelgano di restare a continuare questo lavoro "sotto il cielo" piuttosto che percorrere le strade di fondovalle verso le industrie delle zone limitrofe.
Attualmente, sul territorio vi sono circa 5000 ha di vigneto, considerando anche le altre D.O.C. che lo interessano in parte e questa superficie potrebbe essere ampliata vista la quantità di territorio ancora scoperto e la vocazionalità dello stesso.
Il settore agricolo riveste insomma una grande importanza anche per il mantenimento dellecosistema e la conservazione dellambiente..
E quindi una zona in forte evoluzione a cui la nuova OCM, allo stato di proposta in cui oggi si trova, potrebbe dare buone possibilità di interventi in termini di:
- riconversioni varie tali destinate alla produzione di vini più appetibili dal mercato;
- applicazione di nuove tecniche colturali finalizzate alla meccanizzazione di alcune operazioni, nei limiti imposti dalla conformazione del terreno;
- partecipazione alle ridistribuzione dei diritti di reimpianto e dei nuovi impianti secondo le determinazioni della Commissione CEE 686/97 del 13/10/97;
- fruizione dei contributi comunitari destinati alle zone svantaggiate ed ai giovani imprenditori.
Queste le condizioni che hanno spinto il Consorzio di Tutela a proporre la modifica del disciplinare di produzione e puntare ad una qualificazione della zona creando le condizioni per la valorizzazione di tutti i prodotti ed al tempo stesso salvaguardando integralmente le produzioni tradizionali che la caratterizzano.
Ecco quindi le proposte:
- Il Durello come prodotto autoctono nella sua strada di vino tranquillo, spumante e vino passito;
- Uno spumante prodotto secondo i canoni del metodo classico da uve Chardonnay e Pinot nero;
- Una serie di vini provenienti da vitigni internazionali da collegare ad una identificazione territoriale.
Lobbiettivo primario che il Consorzio intende perseguire con questa iniziativa è quello di garantire un reddito dignitoso agli agricoltori della zona affinché rimangono a presidiare un territorio che proprio per le sue peculiari caratteristiche ha fortemente bisogno di tutori.
Queste riflessioni sono chiaramente emerse anche nei convegni di studio promossi dal Consorzio di cui si riporta una breve sintesi nellallegato A.
LE MODIFICHE PROPOSTE
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La zona DOC del vino Durello comprende un territorio interprovinciale molto vasto, totalmente collinare, formato principalmente da terreni vulcanici, quindi un ambiente pedoclimatico interessante per il vitigno Durella, ma altrettanto valido per la coltivazione di vitigni precoci, come i Pinots (Pinot bianco, Pinot grigio o Pinot nero), Chardonnay e sauvignon. Questi ultimi vitigni, considerati miglioratori in passato, ora, per la loro epoca di maturazione "precoce" si adattano molto bene ad orografie collinari o addirittura a terreni acclivi, considerati montani o pedemontani, Per questo la tipologia dei vini e la denominazione geografica può essere sicuramente da Lessini Durello a " Lessini o Monti Lessini". Il terrioir" della nuova denominazione rispecchia le origini storiche e socio-economiche di un ambiente assimilabile a quello "trentino" o pedemontano della Zona del Breganze, dove nei rispettivi territori vengono coltivati vitigni autoctoni come la "Nosiola" (Durella) e la Vespaiola, molto simile organoletticamente al vitigno Durella. In queste zone vengono coltivati altresì anche vitigni come Pinots, Sauvignon e Chardonnay, con risultati eccellenti per i vini che si ottengono; detti vitigni possono spingersi anche ad altitudini di 500-600 metri sul livello del mare.
Storicamente i vitigni: Pinot bianco, Sauvignon e Chardonnay, merlot, cabernet Franc e cabernet Sauvignon, in forma più o meno estesa, sono stati sempre coltivati nelle zone dellAgno-Chiampo, nella valle dIllasi e nelle pendici dei monti Lessini. Infatti, già dallo studio del primo disciplinare, si fu perplessi se inserirli in disciplinare con il vitigno "Lessini Durello", dopodiché si optò per rivedere il disciplinare in un secondo momento, e così ci si appresta a farlo adesso. Per cui detti vitigni non sono improvvisati per la zona sia del Veronese che del Vicentino. La tipologia "Lessini e Monti Lessini" Bianco comprende almeno il 40% del vitigno Durella, tecnicamente si evince che il restante 60% prevede il recupero e lutilizzo di vitigni già coltivati in zona come la garganega, Sauvignon, Pinot bianco, Pinot nero, Pinot grigio e Chardonnay.
La denominazione "Lessini o Monti Lessini", con la specificazione di vitigno "Durella", "Pinot Grigio", "Pinot Bianco", "Chardonnay" , "Sauvignon" , prevede almeno l85% di ciascun vitigno base, più il 15% di vitigni bianchi, non aromatici. La stessa cosa dicasi per le tipologie dove per almeno l85% deve essere presente il vitigno: "Pinot nero", "Cabernet Franc.", "Cabernet soavignon", "Merlot" per il 15% dei vitigni a bacca rossa, non aromatici.
Nel territorio previsto è senzaltro garantito laspetto qualitativo in quanto prettamente collinare, i vitigni destinati a produrre i vini "Lessini o Monte Lessini" sono allevati nelle forme tradizionali (pergolette veronesi aperte al centro a bassa carica di gemme) casarsa, capovolto. La ristrutturazione di vigneti prevede ladozione di sistemi di allevamento non espansa a bassa carica di gemme (cordoni speronati, cordine semplici, gyhot, ecc.).
Linserimento della tipologia vino novello è conforme alla reale situazione mercantile del momento, per la valorizzazione di vitigni come il Merlot e il Cabernet.
Di rilievo è la tipologia "Passito" vino ottenuto con lappassimento in fruttaio delle uve Durella; questa specificazione spetta di diritto alla zona D.O.C. Lessini o Monti Lessini, in quanto la storia, la tradizione, già dal secolo scorso hanno esaltato un Passito di Durella con risonanza presso i cultori del vino, nel veneziano e nelle tre Venezie, era soprattutto conosciuto per le capacità di lunga conservazione nelle cantine di lo acquistava.
Come del resto interessante è linserimento di uno spumante di elevato standard qualitativo, in quanto risaputo che i vitigni come lo "Chardonnay", "Pinot Bianco" e "Pinot Nero" garantiscono una base spumante eccezionale nelle zone pedemontane del Triveneto.