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La fragranza gioiosa del Lessini Durello
di Sebastiano Carron.

C' è a mio avviso una grande risorsa ancora piuttosto nascosta nell' enologia veneta, della quale poco si è parlato in passato, ma è cresciuta in questi ultimi 2 - 3 anni.
E che va fatta crescere ancora, come alternativa a sé stante rispetto alla spumantistica tradizionale.

È il Durello, o meglio il Lessini Durello D.O.C.: un vino ottenuto pressoché in purezza da un vitigno autoctono di collina e di bassa montagna, vigoroso e produttivo, che dà un' uva caratterizzata da un elevatissimo grado di aciditš naturale.
Questa prerogativa nei decenni e secoli passati lo rendeva particolarmente ricercato, perché ne garantiva una lunga conservabilità in epoche nelle quali il vino era un alimento indispensabile per completare il fabbisogno calorico della gente.
Stiamo parlando di un vitigno che secondo alcuni va identificato con l'antica Durasena e la cui presenza sarebbe dunque certificata nel Veneto già nel XII e XIII secolo.
Più recentemente la singolare prerogativa dell'acidità è stata considerata un fatto negativo, perché conferisce al vino un gusto per l'appunto "duro", che il moderno consumatore non apprezza particolarmente, se non in abbinamento ad alcune pietanze decisamente forti quali ad esempio l'anguilla, la sopressa o il salame ai ferri.
Per questi motivi nel corso '900, questo vitigno venne soppiantato nelle zone collinari da altri più apprezzati per le caratteristiche di morbidezza, rimanendo però presente in un areale abbastanza vasto compreso tra le province di Verona e di Vicenza, nei terreni alle pendici della parte orientale dall' Altopiano della Lessinia.
Una felice intuizione fece, nel 1988, di questa realtš una D.O.C. per la quale però non pochi prospettarono uno scarso futuro, anzi un progressivo esaurimento.
Eppure proprio l' elevata acidità naturale fa di quest' uva e del vino che se ne ottiene un prodotto assolutamente straordinario nel campo della spumantistica, tanto che la gran parte del Durello prendeva, ma ancor oggi prende, le strade più diverse, comprese quelle di Francia, come base per arricchire vitigni definiti nobili che però difettano nel pH.

Oggi i produttori che aderiscono al consorzio di tutela puntano a valorizzare questa caratteristica, che esprime il meglio di sé proprio nella versione spumante del Lessini Durello D.O.C., benché anche la tipologia tranquilla venga attualmente proposta con caratteristiche più addolcite e interessanti.
Il risultato è uno spumante assolutamente straordinario, tanto se ottenuto con la fermentazione in bottiglia quanto se ricavato dalla fermentazione in autoclave.
È facile descriverlo, ma più facile è assaggiarlo.
Nella versione Charmat sa essere austero e pieno, mentre in quella classica si presenta di incredibile freschezza e fragranza, tanto che è difficile capirne l' età reale.
Il profumo è lieve e marcato ad un tempo, vinoso anche se questo aggettivo non piace, estremamente pulito; il gusto è fresco, sapido, invitante; sazia e disseta senza riempire.
È uno dei pochi spumanti capaci di accompagnare al meglio un intero pasto, dall'accoglienza ai secondi piatti, forti o leggeri che siano. Solo per il dolce occorre cambiare.
Ma anche in questo il Durello sa adattarsi, con una versione passita ancora rara e preziosa. E dietro il Lessini Durello D.O.C. non ci sono solo un vitigno e la passione dei vignaioli, ma c' è anche un territorio che fa da straordinaria cornice al prodotto, esaltandone le caratteristiche.
È un territorio vasto, dove non si scontrano ma anzi si uniscono due realtà provinciali, ricco di storia, di paesaggi, di ambiente, di volontà e di lavoro.
In una spumantistica nazionale di buono e ottimo livello, impegnata nell' eterna dilemma tra l'esaltazione del territorio e la ricorsa ad un canone nel quale i vignaioli transalpini sono maestri, il Lessini Durello, pur con la sua piccola ma crescente produzione, rappresenta un mondo a sé, che merita di essere conosciuto e valorizzato.
A mio avviso c' è da fare in proposito un ragionamento, che guarda non solo all' evoluzione dell'enologia ma all'evoluzione dei mercati internazionali.

Alla domanda su quale sia lo spumante italiano più conosciuto e ricercato all' estero la risposta è probabilmente "il Prosecco" di Conegliano Valdobbiadene, che è un fenomeno tutto nazionale e a sé stante, che ha seguito una sua strada dal vitigno alla cantina al consumatore, che non si sogna di imitare nessuno e che è anzi esso stesso con molti tentativi più o meno riusciti di imitazione, che ha una sua personalità, specificità e caratteristiche.
Nel panorama assai vasto della restante spumantistica italiana non mancano certo prodotti eccellenti, che però talora sembrano dibarcamenarsi tra alti e bassi e che prendono in misura molto limitata le strade del mondo, percorse prevalentemente dallo Champagne.
Il Lessini Durello D.O.C., e comunque il Durello all'interno di una auspicabilmente non lontana D.O.C. Monti Lessini, può rappresentare anch' esso un indirizzo autonomo.
È una carta tutta da giocare: servono convinzione e valorizzazione da parte dei produttori (ma già parecchio è stato fatto negli ultimi due anni), serve una risposta del mercato che soddisfi non solo la filosofia e l' amore per il prodotto ma anche il portafoglio.
Bisogna che aumenti il numero di coloro che credono nel Durello, anche tra gli opinion makers e poi nei rivenditori e, quando ci fosse una massa critica sufficiente di prodotto, nella distribuzione.
Personalmente sono convinto che farlo assaggiare sia il modo migliore per ottenere tale risultato: una volta provato lo si apprezza e lo si cerca, perché specie in certe occasioni è impareggiabile.
E costa anche poco (sperando che continui ad avere un trend di prezzo moderato).
Purtroppo non sempre si trova proprio in ragione della scarsa produzione connessa alle giuste aspettative economiche dei produttori.

Si dirà che è una questione di gusti personali.
Certo è anche così: di questo vino mi sono innamorato, per caso, ad Altavilla, in un ristorando nel quale venne proposto col baccalà alla vicentina; da allora l' ho inseguito e consumato.
A casa mia e tra gli amici non "dura" molta perché quando c' è viene fatalmente bevuto.
Ma c' è anche una storia vera e oggettiva, della quale non sono stato l'unico testimone.
All' ultimo Vinitaly una coppia di giapponesi (dunque insospettabile, non innamorata ma neppure prevenuta) si trovò ad assaggiare del Lessini Durello D.O.C., del quale apprezzò con convinzione le caratteristiche, il gusto, il profumo e la gioiosa fragranza.
Ne chiesero il prezzo e alla risposta sbarrarono i begli occhi a mandorla: non potevano credere che un simile e caratteristico vino venisse proposto ad un prezzo tanto basso, equivalente a quattro dollari.
Se ci stanno in oriente, perché non dovremmo cogliere la sfida qui da noi?

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